Giù in fondo

Prigionieri per l’Arte – Un pool di artisti contemporanei, chiamati a raccolta dal Comune di Rometta – proprietario dell’edificio dell’ex carcere – intende idealmente rivitalizzare la struttura tramite l’occupazione degli ampi spazi interni relegandosi nelle celle del penitenziario “mancato” per dare piena libertà alla propria vena ispiratrice componendo, qui, le proprie opere nella condizione di “forzati”, di prigionieri dell’Arte.

Omaggio a Leonora Carrington

La cella n° 13  è il luogo dove RE sviluppa la sua tematica di “recluso”. L’artista trae ispirazione dal racconto fantastico “Giù in fondo” della pittrice surrealista Leonora Carrington. La scelta dell’omaggio all’artista è data dalla sua personale esigenza di evadere dal mondo reale per sentirsi libera nel proprio mondo immaginato, necessità sviluppata anche nelle sue opere e riflessa, soprattutto, nella vita personale della stessa Carrington.

Nella prima stanza, il soggetto principale è l’unica finestra presente che permette al detenuto di affacciarsi al mondo. La finestra è incorniciata da radici scavate con una lima (strumento classico da detenuto che intende “evadere”) direttamente sul muro. Dagli angoli della parete fuoriescono , come se fossero delle tacche, dei “livelli terreni” che arrivano al soffitto. La decorazione che contorna la finestra induce a pensare a una sorta di altare, con le sue colonne formate da radici e piccoli paesaggi. La finestra diviene l’oggetto/immagine da venerare dal punto di vista del detenuto. Tutte le pareti della stanza sono decorate da 4 fasce scure sulle quali sono intagliate le classiche tacche che i prigionieri sono soliti a incidere. Esse rappresentano la traduzione in un linguaggio (in questo caso quello del recluso) di un estratto del racconto della Carrington, come una sorta di codice (es. una linea verticale rappresenta una lettera, quella trasversale il punto).

La stanza attigua è un piccolo bagno. L’artista prosegue il tema di “giù in fondo” traendo ispirazione dagli scarichi del water e del lavandino. Gli scarichi, di per sé, creano vortici che risucchiano fino alle tubature e rappresentano un’altra delle impossibili vie d’uscita. Il “vortice della fuga” viene rappresentato in tutte le pareti della piccola stanza con degli uragani dipinti su un cielo cupo dall’ orizzonte irregolare e spigoloso. L’arredo sanitario è stato completamente ricoperto dalla polvere e lasciato anonimo per sottolineare l’assenza del detenuto. Nessuno si lava le mani, nessuno utilizza il wc. Il prigioniero è fuggito da tempo.