Vecchio formicaio abbandonato

Installazione site specific
Borgo di Scaletta Superiore, Messina
TRASFORMATORIO – Third International Lab for Experimental and Site Specific Arts Scaletta Zanclea (Me)

Il Trasformatorio, ideato e coordinato da Federico Bonelli, è un progetto internazionale avviato nel 2012 che ha stabilito in Sicilia – luogo speciale per storia, posizione e bellezze artistiche e naturali – uno spazio d’incontro e studio cosmopolita per l’arte, con l’obiettivo di inventare e narrare un futuro sostenibile. Le prime due edizioni si sono svolte nel 2013 e 2014 a Montalbano Elicona, dove nel Castello e nel Borgo il Trasformatorio ha organizzato attività di ricerca per un totale di 52 artisti di varie discipline, creando e favorendo una rete di artisti e ricercatori – attivi tra la Sicilia e l’Europa – per la produzione di nuovi tipi di spettacolo multimediale, totale, inclusivo e partecipativo.

L’evento è organizzato da Siddharte e dyne.org con il patrocinio dell’Amministrazione comunale di Scaletta Zanclea e in collaborazione con Wish – World International Sicilian Heritage, Cairotronica كايروترونيكا (Simposio internazionale di Arti Digitali del Cairo), Musif (Museo dell’Informatica Funzionante) e l’associazione Sementi Indipendenti.


Scaletta Superiore, “un vecchio formicaio abbandonato”

“Come formiche fatichiamo. Seguiamo, cerchiamo e raccogliamo. E come formiche grandi vuoti lasciamo”

Sono tanti i luoghi dove la presenza dell’uomo è cosi prorompente da divenire assoluta, quasi dittatoriale nei confronti del pianeta stesso. Dalle aree industriali ai paesi fantasma, fino paesini, come Scaletta Superiore, da dove la gente è fuggita in cerca di una vita migliore. Alcuni di questi borghi conservano tutto intatto come se fossero dovuti scappare improvvisamente. Questa scena mi ricorda ciò che fanno le formiche. Loro costruiscono il loro formicaio, lo migliorano, lo sfruttano e ognuno esegue la propria mansione. Quando accade un’improvvisa emergenza, quindi solo in caso di assoluta necessità, esse lasciano il proprio formicaio, lo abbandonano.
 Questa installazione “diffusa” è dislocata lungo le vie del borgo fino ai piedi del Castello Rufo Ruffo posto in cima alla rocca. Il percorso  segna il passaggio della gente che vi ha vissuto attraverso la presenza di piccoli cumuli di terra che, come nei formicai, rappresentano piccoli ingressi. I cumuli di terra sono alternati ad alcune vecchie porte, segnate da gesso e pittura bianca che con forme abbozzate creano sezioni di formicai sempre più stilizzati. Il segno, dirigendosi verso la fine del percorso diviene sempre più “grafico” mutando le forme in un abbozzato microchip.
L’accostamento “anacronistico” si conclude con la visione di una finestra, trovata tra le case diroccate. L’infisso è incastonato in una porzione di muro che inizialmente era franato. Essendo il muro realizzato con l’antica tecnica a secco, sono state utilizzate le stesse pietre per incastrare nella stessa modalità di esecuzione la finestra. L’infisso, prima di essere disposto nel muro, è stato utilizzato come supporto per l’ultima sezione di formicaio. In questo caso è stata utilizzata della terra, fissata direttamente sul retro del vetro, formando un realistica sezione di cunicoli. Il retro della finestra non è stato coperto, permettendo  così di sbirciare attraverso.
L’installazione prosegue la sua mutazione attraverso una visione notturna. Il percorso viene segnato da piccoli “starlight” che, come semi dimenticati dalle formiche, simboleggiano tracce di vita. Queste piccole luci, illuminano i  formicai e proseguono il loro percorso, concludendolo alla finestra incastonata nel muro che, a sua volta, viene illuminata da alcuni punti luce disposti sul retro. Ponendoci a riflettere che forse, ancora, non tutto è perduto.